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domenica 17 gennaio 2016

90° della Nascita a Santa Marinella della MARINA MILITARE DI ISRAELE 1934 - 90th Birth of the Israeli Navy 1934 in Santa Marinella Jewish Maritime School Civitavecchia FRANCO MODIGLIANI La REPUBBLICA di CACCIA RISERVA




COMUNE DI SANTA MARINELLA

CITTA’ METROPOLITANA DI ROMA CAPITALE

1934 - 2024 - 90° della nascita della MARINA di ISRAELE

                      Giovedì 31 ottobre 2024 - ore 17.00 - Biblioteca Comunale 


The Mayor of the TOWN of Santa Marinella Pietro Tidei opened the Ceremony for the 90th Anniversary of the Birth of the Israeli Navy in Santa Marinella, and in collaboration with Professor Giovanna Caratelli and Maurizio Dickmann, introduced the first Book of the trilogy by Professor Livio Spinelli "Zionism in Italy and in Fascist Politics", about the birth of the Israeli Navy which took place in Santa Marinella in October 1934. A journey of memory that since the end of the 19th century has seen this City at the center of historical events that have had a worldwide resonance and that Professor Spinelli, in the wake of the research started by Dr. Silvio Caratelli, has brought to completion. A chain of events arising from the birth of the Bambino Gesù Hospital that link figures such as General Doctor Guido Aronne Mendes, one of the greatest Italian pulmonologists, the King of Italy, Eugenio Pacelli, the future Pope Pius XII, and his brother, Lawyer Francesco Pacelli, with the signing of the Lateran Pacts, until the fateful October 1934 when the first 30 Jewish cadets arrived from all over Europe at General Mendes' villa in Caccia Riserva and - with Mussolini's permission - were admitted to attend the Maritime School of Civitavecchia. In the early days, these young people had to walk to Civitavecchia every day, since the School had not yet equipped itself with accommodation. Thus, from 1934 to 1938, the first 300 Cadets were formed, who formed the nucleus that gave birth to the current Israeli Navy, Merchant Navy and Fishing Navy. These war events are intertwined with a game invented in Santa Marinella by the children and grandchildren of General Mendes and his wife, “La Repubblica di Caccia Riserva”: so much so that the Economist Franco Modigliani, professor at MIT in Boston where he had among his students Mario Draghi, Mario Monti, Andreatta, in his speech for the awarding of the NOBEL Prize told those present that he became an economist, thanks to this game invented in Santa Marinella. The “Reading Group of the Library” collaborates in the presentation of the book.




 Il Sindaco del Comune di Santa Marinella Pietro Tidei ha aperto la celebrazione  dei 90 anni della Nascita della Marina Militare di Israele a Santa Marinella, e in collaborazione con La Professoressa Giovanna Caratelli e Maurizio Dickmann, ha presentato il primo volume della trilogia del professor Livio Spinelli “Il Sionismo in Italia e nella Politica Fascista”, in occasione del 90° Anniversario della nascita della Marina di Israele avvenuta a Santa Marinella nell’ottobre del 1934.


Un itinerario della memoria che dalla fine dell’800 ha visto questa Città al centro di eventi storici che hanno avuto una risonanza mondiale e che il professor Spinelli sulla scia delle ricerche avviate dal Dott. Silvio Caratelli, ha portato a compimento. Una concatenazione di eventi scaturiti dalla nascita dell’Ospedale del Bambino Gesù che legano personaggi quali il Generale Medico Guido Aronne Mendes uno dei maggiori Pneumologi italiani, il Re d’Italia, Eugenio Pacelli futuro Papa Pio XII e suo fratello Avvocato Francesco Pacelli con la firma dei Patti Lateranensi, fino al fatidico ottobre 1934 quando nella villa del Generale Mendes a Caccia Riserva giunsero da tutta Europa i primi 30 cadetti ebrei che - con il permesso di Mussolini - furono ammessi a frequentare la Scuola Marittima di Civitavecchia.


Nei primi tempi questi giovani ogni giorno dovevano recarsi a piedi a Civitavecchia, dato che la Scuola non si era ancora dotata di alloggi. Fu così che dal 1934 al 1938 si formarono i primi 300 Cadetti che costituirono il nucleo, che diede vita all’attuale Marina Militare, Mercantile e Peschereccia di Israele.


Queste vicende di guerra s’intrecciano con un gioco inventato a Santa Marinella dai figli e nipoti del Generale Mendes e sua Moglie, “La Repubblica di Caccia Riserva”: tanto che l’Economista Franco Modigliani professore al MIT di Boston dove ha avuto tra i suoi allievi Mario Draghi, Mario Monti, Andreatta, nel suo discorso per il conferimento del Premio NOBEL raccontò ai presenti di essere diventato economista, grazie a questo gioco inventato a Santa Marinella. Collabora alla presentazione del libro il “Gruppo di Lettura della Biblioteca”.

Santa Marinella - Civitavevchia
Jewish Navy School - Ship SARA FIRST

Santa Marinella il Generale Guido Aronne Mendes

FRANCO MODIGLIANI  - nephew of Gen. Mendes
in his speech at Stockolm for the Nobel Prize 
told he became an Economist thanks to
when a Child he and his cousins invented
 the Game of  
"THE CACCIA RISERVA RPUBLIC" at Santa Marinella



Santa Marinella - Caccia Riserva borough 
Villa Mendes on the right









Civitavecchia 1936 Parade of the Jewish Maritime Legion




 




 

 









 













giovedì 14 gennaio 2016

MUSSOLINI BUSH E I NAZIONALISTI ISLAMICI - 22 gennaio Una trilogia alla Biblioteca Comunale di Ladispoli

L’amministrazione di Ladispoli informa che venerdì 22 gennaio, alle ore 16.45, presso la biblioteca comunale “Peppino Impastato” in via Caltagirone, l’assessore alla Cultura del Comune, Francesca Paola Di Girolamo e l’ex sindaco Gino Ciogli, presenteranno la trilogia del prof. Livio Spinelli su Ebrei, Musulmani e Cristiani: un viaggio dall’Agro Romano a Gerusalemme, passando per Roma e Costantinopoli. L’autore ricostruisce con dovizia di particolari, anche attraverso vicende personali, le radici storiche dell’incontro-scontro tra popoli e religioni, partendo dal cuore dell’Agro Romano.
Il 1° Volume dal titolo “Il sionismo in Italia e nella politica estera fascista“ (I libri del Borghese - Pagine - 2014) narra fatti accaduti nei nostri luoghi: dai discendenti dell’Imperatore Federico Barbarossa che vivono oggi a Ceri, alla marcia su Roma della colonna Perrone Compagni attestata a S.Marinella. La nascita a Civitavecchia nel 1934 dell’attuale Marina Militare di Israele, Hitler a Furbara e S.Marinella, Pio XII con la sue abitazioni a Santa Marinella e Ladispoli. Re Faruk di Egitto in esilio a S.Marinella. Gheddafi alla scuola di Guerra di Civitavecchia. Rachele Mussolini e la Sarfatti in vacanza a S.Severa, la Petacci e Mussolini all’Hotel Regina di S.Marinella.
Il 2° volume dal titolo “Mussolini, Bush e i nazionalisti islamici“(I libri del Borghese - Pagine - 2015) inizia con L’Asse del male, la 3a Guerra Mondiale e l’Armageddon - la battaglia finale - che inizierà quando Al-Dajjal, Il Mentitore, apparirà in un punto tra l’Iran e la Siria, con una corte di 70.000 seguaci della città di Isfahan da lui ingannati.
Il 3° Volume - in preparazione per il 2016, in occasione del Giubileo - inizia con Papa Francesco e la spiaggia di Sant’Agostino a Centumcellae (oggi di Civitavecchia) dove il Santo Dottore della Chiesa incontrò il bambino che con una conchiglia cercava di mettere in una buca tutta l’acqua del mare.

giovedì 24 dicembre 2015

NATALE A BETLEMME - A MESSA CON ARAFAT - LE FOTO E IL RACCONTO




Quando inviai a Gianni Letta, direttore de IL TEMPO, la notizia che Gheddafi abitò a Santa Marinella e frequentava la Scuola di Guerra a Civitavecchia e Bracciano, ero un giovane neolaureato, «un manzoniano che tirava quattro paghe per il lesso». Mai avrei immaginato che un giorno mi sarei ritrovato a Betlemme, per la messa di Natale, assieme ad Arafat e sua moglie Suha Daoud Tawil.
                   Anni dopo come Segretario di una Confederazione Sportiva del CONI convocai a Roma,  il 1° Convegno dei Paesi del Mediterraneo. Era accanto a me Primo Nebiolo, quando riuscii a far sedere al tavolo anche i delegati palestinesi ed israeliani col  proposito di organizzare a Betlemme, nell’anno 2000, il Torneo Mondiale della Pace.
            Ne è passato di tempo dal mio Natale a Betlemme, e dall’incontro coi due miei amici: Nadir el Turk palestinese, e Victor Yussim israeliano all’Assemblea delle nazioni del bacino Mediterraneo e Medio Oriente.        Non ricordo tutti i particolari, perché lottavo contro il tempo. La cosa però che mi rimase impressa fu la difficoltà a contattare il Comitato Olimpico di Palestina: i numeri di telefono che mi avevano dato non corrispondevano, le linee erano sempre occupate, non si riusciva a mandare i fax. Solo dopo innumerevoli tentativi, solo pochi giorni prima dell’Assemblea mi arrivò finalmente la conferma anche i delegati della Palestina avrebbero partecipato.
         Fu in, tale occasione che conobbi Nadir, un ufficiale palestinese delegato dal suo Comitato Olimpico, accompagnato da Fouad, un giovanotto tarchiato con un faccione simpatico che avrebbe dovuto essere la sua scorta ma che Nadir aveva bonariamente soprannominato “EAT AND SLEEP” . Fu una amicizia a prima vista: non avevo mai avuto amici arabi e israeliani, loro furono i primi. Quando Nadir, al momento di ripartire, mi invitò in Palestina a visitare Betlemme, pensai che si trattasse della solita frase di rito.
         Non fu così.
         Alcune settimane dopo ricevetti prima una telefonata e poi un invito ufficiale a recarmi al Cairo, per poi attraverso il deserto del Sinai, andare alla striscia di Gaza e da lì a Betlemme e Gerusalemme. Avevo poco tempo per decidere se accettare. Proprio in quel periodo in Egitto, a Luxor, c’era stato un sanguinoso attentato. Molti mi sconsigliavano di andare, ma io prenotai i biglietti per me e un giocatore della mia squadra. Era tutto complicato, lui non aveva il passaporto ed il visto, io avevo avuto ennesimo inconveniente che m’indusse a cancellare la prenotazione e a rinunciare al viaggio.
         Nadir però insisteva e quando l'ultimo giorno utile per partire Carmine mi telefonò dicendo che gli era arrivato il passaporto, rimpiansi di aver cancellato le prenotazioni. I voli per l’Egitto erano ormai pieni, ma la nostra agenzia fece il “miracolo” e in un’ora scovò due posti Roma-Cairo, via Atene.  Il pomeriggio dello stesso giorno eravamo a bordo dell’aereo che ci portava ad Atene. Era quasi mezzanotte quando mettemmo piedi fuori dall’aeroporto del Cairo su un piazzale enorme.
         Era la prima volta che andavo in Africa, il cielo era chiaro e stellato, faceva caldo anche se era dicembre e davanti a noi c'era Città del Cairo, una megalopoli di oltre dieci milioni di abitanti.      Un amico di Nadir ci condusse in città. La nostra camera era al settimo piano dell'Hotel Shepard e quando guardammo fuori dalle nostre camere, rimanemmo abbagliati dal mare di luci che si apriva davanti a noi.
         C'era un grande lago sotto le nostre finestre, nel quale si rispecchiavano le luci degli hotel ed i giardini di una splendida Moschea. L’indomani mattina scoprimmo che non si trattava di un lago, bensì del fiume Nilo, il gigante le cui acque scorrevano placidamente sotto le nostre finestre, mentre le ore della città erano scandite dalle preghiere che si innalzavano dagli altoparlanti delle Moschee, Allah Akhbar: Dio è grande.
         Nadir si trovava a Luxor e noi in quei giorni d’attesa approfittammo per visitare la città: le piramidi di Gizah, il museo egizio, il mausoleo di Nasser, il palazzo della Lega Araba, le moschee. Quando Nadir arrivò al Cairo rimanemmo lì ancora qualche giorno in attesa dell’auto dell’Ambasciata palestinese che ci doveva portare alla striscia di Gaza. La sera eravamo ospiti dello zio di Nadir, Vice Ambasciatore, con molte altre persone, su un grande barcone-ristorante sul Nilo. Sapendo che io ero cristiano facevano spesso sedere accanto a me un vescovo Copto, fu lui che una sera quando gli dissi che venivo da Santa Marinella, che aveva preso questo nome da Santa Marina, mi spiegò che anche loro veneravano Santa Marina, che tuttavia era la santa Patrona – o meglio la santa Matrona - dei cristiani maroniti del Libano.
         Poi arrivò la notizia che la macchina dell’Ambasciata era pronta e il giorno seguente saremmo partiti per Gaza. L’indomani mattina Nadir ci venne a prendere con una grossa Mercedes, un po’ ammaccata e stracarica di bagagli, con la quale avremmo attraversato il deserto del Sinai. A bordo della Mercedes mi sedetti accanto ad un “simpatico vecchietto”, ben vestito con giacca e cravatta. Quando gli chiesi se parlasse inglese, sorridendo mi rispose “a little blit  (solo un po’ ), in realtà parlava un ottimo inglese. Nadir si sedette accanto all'autista, un omone in canottiera grosso e tarchiato, con una pistola nel cinturone, taciturno per tutto il viaggio. Il “vecchietto” era un generale dell'Esercito palestinese e l’autista la nostra scorta.

            Era dicembre ma faceva caldo, il viaggio sembrava non finire mai. Ci vollero diverse ore prima di uscire dal Cairo e arrivare al Canale di Suez: una sottile linea  retta azzurra, che si perdeva all'infinito, lungo la quale passavano navi che sembravano montagne. Ogni tanto s’intravvedeva qualche sagoma di carro armato arrugginito, residuo della guerra del Kippur. Attraversato il canale di Suez ci fermammo a mangiare in una piccola oasi dove c’erano officine, vecchie auto malandate, in mezzo a pecore, cammelli e venditori di ogni sorta di mercanzie. Entrammo in una taverna, faceva fresco, c’era molta gente. Ci portarono una minestrina bianca di semi di cumino, spiedini d’agnello, insalatina verde e pane, simile al carasau della Sardegna.

         Era quasi sera quando arrivammo al valico di Rafah, dove c’erano i posti di blocco: dapprima la polizia, poi l’esercito egiziano, le truppe dell'Onu asserragìiate nei loro fortini, poi l’esercito israeliano, infine la polizia palestinese.
           Ai posti di blocco dovevamo scendere, portare a mano i nostri bagagli, andare a piedi – guardati a vista - per un lungo tragitto su quella che sembrava la "terra di nessuno",  mostrare il passaporto farlo timbrare e poi salire su una nuova auto per il prossimo posto di blocco, fino ad arrivare al varco per la Striscia di Gaza dove da lontano riconobbi Fouad, in piedi ad aspettarci. La sera ci fecero una grande festa a Gaza City.
         Nel locale dove cenavamo, la gente sapendo che eravamo italiani ci venivano a salutare e a farsi fotografare con noi circondati da bambini che conoscevano tutte le squadre di calcio e i giocatori italiani.
         L’indomani mattina ci fu una riunione presso il Comitato Olimpico palestinese dove il Segretario Generale ci diede il benvenuto. Fu in questa riunione che prese forma il progetto di organizzare un Torneo Sportivo Internazionale a Betlemme in occasione del Giubileo dell’Anno 2000, con la sponsorizzazione di una grande Banca Araba.
         Lasciai Gaza con un po’ di dispiacere e anche timore perché per arrivare a Betlemme avremmo dovuto superare diversi posti di blocco e ci saremmo dovuti separare da Nadir, il quale  non avendo i permessi di transito ci aveva affidato a suo cugino Jamal e a Tony due persone straordinarie che non dimenticherò mai.         Partimmo alla volta di Betlemme. Dopo un lungo ed estenuante viaggio che sembrava non finire mai, giungemmo all'Hotel Palestina, e dall'espressione del viso dei nostri nuovi accompagnatori Jamal e Tony, capimmo che qualche cosa che non andava: infatti non c’era posto. Fummo però più fortunati di Giuseppe e Maria. Bastarono un paio di telefonate di Nadir da Gaza e come per miracolo ci fu assegnata  una confortevolissima camera in quello che era uno dei più bei alberghi di Betlemme. Tony e Jamal ci tenevano compagnia erano allegri, scherzavano.
         Jamal ci disse che faceva parte dell’Organizzione Non Violenta della Palestina, abitava a Gerusalemme, era elettricista e quella mattina si era alzato alle cinque per finire in tempo il suo lavoro e venirci a prendere al posto di blocco tra la striscia di Gaza ed Israele. Uscimmo dall’hotel e ci inerpicammo su una scalinata fino a raggiungere la piazza dove si affaccia la Chiesa della Natività, gremita di gente, dove su un palco vedemmo il Presidente Yasser Arafat che dava il benvenuto ai pellegrini. Ero preoccupato perché mi ero reso conto che per assistere alla messa di mezzanotte bisognava avere una prenotazione ed un lasciapassare, in realtà non avevo capito che il nostro “ lasciapassare “ era Jamal e Tony entrambi di religione mussulmana ci guidarono fino alla chiesa, girando intorno alla folla che faceva la fila e ci spinsero tra le braccia di tre giovanissimi poliziotti palestinesi – tifosi della Juventus - armati fino ai denti, e ci affidarono a loro che ci presero in consegna e facendosi strada tra le fila dei turisti, ci condussero attraverso uno stretto passaggio nella Chiesa della Natività.
         Accendemmo due piccole candele prima di entrare nella Grotta di Gesù, dove trovammo diverse persone in ginocchiate che pregavano in silenzio.
         Nella Grotta regnava una pace che invitava a rimanere lì, davanti a noi la mangiatoia e una stella d’argento al centro. Usciti dalla grotta ci portarono verso un cancello di ferro che divedeva la chiesa e ci fecero passare nell’altra Chiesa parte dove si celebrava la messa di Natale, una fila avanti a noi c’era Arafat e sua moglie Suha Daoud Tawil circondati da guardie del corpo. Suha parlava bene l’italiano perché sua mamma e sua sorella erano vissute a Roma per diversi anni e Suha che studiava a Parigi veniva spessa a Roma a trovarle.
         Finita la messa e la processione tornammo all’Hotel Palestina che erano passate le tre.
         Entrati in camera ci accorgemmo che Tony si era messo a dormire in terra, lasciandoci a noi i due letti. L’indomani ‘ascendemmo’ a Gerusalemme dove ci aspettava Jamal che ci condusse sulla spianata delle Moschee e dove grazie a loro, entrammo senza nessun controllo nella Moschea di Omar, detta della Roccia perché custodisce la pietra dove Maometto era salito in cielo, accolti dall’Imam che ci fece da guida e mentre ci mostrava la pietra, dovetti trattenermi dal ridere, nel vedere quel Pio uomo lanciarsi contro un gruppo di anziane pellegrine mussulmane che sedute su delle panche avevano osato togliersi le scarpe mettendole in terra sui tappeti e lui che predendo le scarpe gliele scagliava addosso.
            L’Imam prima di congedarsi da noi ci regalò un libretto di preghiere scritto in arabo con una traduzione in francese, dove un Osama Bin … dell’epoca (Osama Bin Mùnqidb , 1095- 1188), descriveva una storia vera di incontro scontro tra cristiani e mussulmani, accaduta nella vicina Moschea di al-Aqsa ai tempi delle crociate, quando i Cavalieri Templari suoi amici gli salvarono la vita durante una aggressione da parte di un Franco. Gli arabi chiamavano FRANCHI tutti i pellegrini cristiani che arrivavano dall’Europa a Gerusalemme. Il racconto inizia con l’anatema di questo Osama: “I FRANCHI, CHE DIO LI CONFONDA! “

"Un tratto di rozzezza dei franchi ‑ Dio li confonda!
 ‑ è questo:
 quando visitai Gerusalemme io solevo entrare nella Moschea di al-Aqsa, al cui fianco c'è un piccolo oratorio, di cui i Franchi avevan fatto una chiesa.
 Quando dunque entravo nella moschea di al‑Aqsa, dove erano insediati i miei amici Templari, essi mi mettevano a disposizione quel piccolo oratorio per compiervi le mie preghiere. Un giorno entrai, dissi la formula Allàh Akbar (Dio è Grande) e ristetti per iniziare la preghiera, quando un franco mi si precipitò addosso, mi afferrò e volse il viso verso oriente, dicendo: "Così si prega", subito intervennero alcuni Cavalieri Templari, che lo presero e lo allontanarono da me, mentre io tornavo a compiere la preghiera, ma colui, colto in un momento che non badavano, mi si ributtò addosso rivolgendomi la faccia ad oriente, ripetendo: "così si prega" e di nuovo i Cavalieri Templari intervennero, lo allontanarono, e si scusarono con me, dicendo: "E’ un forestiero, arrivato in questi giorni dal paese dei Franchi, e non ha mai visto nessuno pregare col viso rivolto a oriente."

         Dopo Gerusalemme per tornare a Gaza passammo per Ramallah dove c'era Nadir ad aspettarci, per riportarci al Cairo, di nuovo attraverso il deserto del Sinai.
         Resta il ricordo quando all’Assemblea della Confederazione del Mediterraneo dovevano partecipare per la prima volta anche i delegati di Palestina ed Israele: ed ero io l’autore di quest’incontro diplomatico. La sera a cena i delegati delle altre nazioni facendo finta di nulla erano in attesa di vedere cosa sarebbe successo all’arrivo della delegazione di Israele, quella di Palestina era già lì.
           Nel momento in cui i due delegati si trovarono di fronte ci fu un attimo di gelo, i due si guardarono, rimasero fermi e poi … si abbracciarono e strinsero la mano, in quel momento stavo lavorando alacremente per organizzare a Betlemme, nell’anno 2000, il Torneo Mondiale della Pace, ignaro che invece si stava approssimando l’ARMAGEDDON …