martedì 21 maggio 2013

PIETRO IL ROMANO - l'ultimo PAPA - La rinuncia di Benedetto XVI



A PROPOSITO DELLA RINUNCIA DI PAPA BENEDETTO XVI
QUANDO CERVETERI NOMINAVA PAPI e ANTIPAPI

L’ULTIMO PAPA

Le vicende tribolate, ma – per ora - a lieto fine, delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, sono rose e fiori rispetto alle storie di altri Papi, vere e documentate, che nei secoli passati ebbero come punto nevralgico Cerveteri, nel cuore della Diocesi di Porto. Noi che viviamo quest’epoca storica saremo osservatori privilegiati dell’avverarsi o meno di quella terribile profezia di San Malachia, monaco benedettino irlandese, secondo il quale dopo Papa Benedetto XVI ci sarà l’ultimo PAPA

« Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa
siederà Pietro il romano,
che pascerà il gregge fra molte tribolazioni;
passate queste,
la città dai sette colli sarà distrutta ed
il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine. »

                                                                   I PERSONAGGI
 
PAPA FORMOSO, nominò Marino a Vescovo di Cerveteri per impedirgli di essere pontefice. Dopo la morte il cadavere di Papa Formoso fu riesumato, portato in tribunale, processato e condannato.








Marino – Vescovo di Cerveteri divenne                                  Sergio – Vescovo di Cerveteri divenne
Papa col nome di MARINO I                                                                Papa col nome di SERGIO III



I FATTI

Oggi Cerveteri con Ladispoli, Santa Marinella, Castel di Guido, Fiumicino ed altre località in sponda destra del Tevere fanne parte della Diocesi di Porto-S.Rufina, ma per molti secoli non fu così. Cerveteri fino all’anno 1000 fu Diocesi a se, con propri illustri vescovi, tra i quali ben due furono eletti papa e determinarono l’elezione di un antipapa. Le prime notizie della diocesi di Caere risalgono al 499: i vescovi avevano il Titolo di Episcopus Cerensis a partire da Adeodatus, poi Pietro che partecipò al concilio del 761, Romano che era vescovo nell’anno 826; Marino (872), Adriano (853); Crescenzio (869), Sergio (897), Anniso (993); Stefano (998), e Benedetto (1029). Cerveteri fece sentire il suo peso soprattutto tra il IX e l’ XI Secolo come dimostrano i diplomi di Ludovico Pio dell’anno 817, di Ottone I del 962 e di Enrico II del 1014. Poi iniziò la decadenza, tanto che nel XII sec. Caere non aveva più il suo vescovo, ma era sottoposta al Vescovo di Porto. E’ in questo periodo che una parte della popolazione si andò a stabilire sopra un colle tufaceo del suo territorio, che prese il nome di Cere Novum ma questa è storia nota. Tornando a Marino vescovo di Cerveteri: egli era nato a Gallese (Viterbo) fu nominato vescovo di Cere, e svolse l'altissimo incarico di Tesoriere del papa e della Chiesa romana. Marino svolse un ruolo di primo piano a Costantinopoli durante la disputa tra Papa Giovanni VIII e il Patriarca di Costantinopoli Fozio, partecipando al concilio di Costantinopoli nel 879 - che condannò il Patriarca Fozio e le sue dottrine secessioniste. Quando a Roma il 15 Dicembre 882 Papa Giovanni VIII fu ucciso a seguito di una congiura, in cui entravano anche alcuni suoi parenti, il vescovo di Cerveteri fu eletto papa col nome di Marino I (16 dic. 882 – 15 mag. 884): ma nel Diritto Canonico, il pontefice doveva avere radici romane, se non di nascita, quanto meno già gerente di qualche chiesa all'interno delle mura, perciò il Patriarca di Costantinopoli Fozio contestò l’elezione di Marino I. Nel frattempo Papa Marino I reintegrò il suo amico Formoso nella carica di Vescovo di Porto e Ostia, dopo che era stato accusato
  1. di aver ambito all'arcivescovado di Bulgaria;
  2. di aver ambito allo scranno papale;
  3. di essersi opposto all'imperatore Carlo II (Carlo il Calvo);
  4. di aver abbandonato la sua diocesi senza il permesso del pontefice;
  5. di aver rovinato i conventi di Roma;
  6. di aver prestato servizio divino nonostante l'interdizione;
  7. di aver cospirato con uomini e donne indegne per la distruzione della sede papale.
Quando Formoso fu eletto Papa (6 ott. 891)  allora nominò vescovo di Caere - contro la propria volontà – Sergio, romano di nascita, della potente famiglia dei conti di Tuscolo, fiero sostenitore della fazione che si opponeva a Papa Formoso. Si diceva che fosse stato eletto Vescovo di Caere da Papa Formoso affinché egli non potesse più diventare Papa. Morto Formoso (4 apr. 896), Sergio si dimise da vescovo di Cerveteri per candidarsi al soglio pontificio, ma al suo posto fu eletto papa Cristoforo, che i romani detronizzarono, imprigionandolo, e invitando Sergio a prenderne il posto. Sergio fu eletto Papa il 29 gen. 904, prima di lui dall’agosto 903 fu eletto Papa Leone V, il cui pontificato si svolse nel periodo più buio della storia papale, alla vigilia della cosiddetta “Pornocrazia Romana”,  ma dopo solo un mese fu detronizzato con un colpo di stato e gettato in carcere dall’Antipapa Cristoforo che regnò fino al 29 gen. 904 quando salì al Soglio Pontificio il vescovo di Cerveteri col nome di PAPA SERGIO III, che come primo atto l’elezione datò il suo papato dal dicembre 897 e considerò suo predecessore solo Teodoro II, ritenendo tutti gli altri: Giovanni IX, Benedetto IV, Leone V, Cristoforo, usurpatori. Sergio fu anche noto per aver riaffermato le decisioni prese contro Formoso nel "Sinodo del cadavere", dichiarò che le ordinazioni conferite da Formoso non erano valide e richiese a tutti i Vescovi ordinati da Formoso di essere ri-ordinati. Però, in quegli anni, i vescovi coinvolti avevano ordinato a loro volta diversi altri ecclesiastici: questo atto di Sergio provocò una confusione terribile tanto che si dice morì avvelenato. A Roma, ieri come oggi, in tutti questi sconvolgimenti c’era la mano del partito filo germanico, con i Papi che per ridurre alla ragione i duchi italiani erano costretti a chiedere l’intervento degli imperatori tedeschi.
Lo stato ecclesiastico, scrive Ferdinand Gregorovius, «cadde in preda a migliaia di mani rapaci e persino il prestigio spirituale dei Papi non fu più che una vuota forma». Fu dentro quella catastrofe che sotto Stefano VI  nel gennaio dell’897 si compì  «una delle azioni più infami nella storia del papato». Lasciamolo raccontare a Gregorovius: «Il cadavere del Pontefice strappato al sepolcro in cui riposava già da diversi mesi, fu abbigliato con i paramenti papali e messo a sedere su un trono nella sala del Concilio. L' avvocato di papa Stefano si alzò in piedi e rivolgendosi a quella mummia orrenda, al cui fianco se ne stava tutto tremante un diacono che fungeva da difensore, le notificò i capi d' accusa. Allora il papa vivente chiese al morto con furia dissennata: "Come hai potuto, per la tua folle ambizione, usurpare il seggio apostolico, tu che pure eri già vescovo di Portus?" L' avvocato di Formoso addusse qualcosa in sua difesa, sempre che l' orrore gli abbia permesso di parlare; il cadavere fu riconosciuto colpevole e condannato. Il sinodo sottoscrisse l' atto di deposizione, dannò il papa in eterno e decretò che tutti coloro ai quali egli aveva conferito gli ordini sacerdotali, dovessero essere ordinati di nuovo. I paramenti furono strappati di dosso alla mummia; le tre dita della mano destra, con cui i Latini impartiscono la benedizione, furono recise e con urla selvagge il cadavere fu trascinato via dalla sala, attraverso le strade di Roma e gettato infine nel Tevere tra le grida di una folla immensa». Era il febbraio dell' 897. Dio Padre Onnipotente, però, dovette prenderla male. Al punto che di lì a poco la Basilica Lateranense, che aveva ospitato il processo infame, crollò. Quanto ai protagonisti, fecero tutti una brutta fine. Tutti meno il defunto Formoso. Il quale, miracolosamente recuperato nelle spoglie mortali da un monaco («Mi apparve e disse: il mio corpo è lì!») sulla sponda del Tevere venti chilometri a valle, venne l' anno dopo restituito alla tomba da cui era stato tolto e riabilitato fin quasi alla beatificazione.



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